Varela, capitano dell’Uruguay Campione del Mondo nel 1950
Chissà per quali strani motivi astrali siamo a raccontarvi una storia che ha dell’incredibile, quella dell’Uruguay campione del Mondo nel 1950 nei Mondiali disputati in Brasile.
Nel libro di Franco Rossi “Perda il migliore”, edizione Limina, ho trovato da emozioni forti leggere quanto vi sto per raccontare.
Immaginate lo stadio Maracanà di Rio de Janeiro, chiudete gli occhi e pensate a più di 200.000 persone che non vedono l’ora di festeggiare ufficialmente il Brasile Campione del Mondo, ufficialmente sì, perchè ufficiosamente nella testa di tutti i brasiliani quella finale contro l’Uruguay era già stra vinta ancora prima di incominciarla.
Racconta Franco Rossi aneddoti particolarissimi, tipo quel tassista che a 30 anni di distanza non ha voluto accompagnare all’interno dello stadio un suo cliente; alla domanda “…..allora, perchè non sei voluto entrare al Maracanà? Spegne la radio, frena, scende dall’auto e mi invita a sedermi ai tavolini all’aperto. ‘ E’ dal 16 luglio del 1950 che non metto più piede in quello stadio maledetto. Sono uno dei 200 mila che alla fine di Brasile-Uruguay ha pianto pensando di morire di dolore. ……da dopo quella sconfitta ho fatto voto di non guardare mai più tirar calci ad un pallone.’
Capitano dell’Uruguay era Obdulio Varela e sempre nel libro di Franco Rossi mi ha fatto impazzire leggere quanto segue:
” Noi avevamo vinto ancor prima di scendere in campo; quando l’arbitro tirò in alto la monetina per stabilire chi doveva dare il calcio d’inizio, Varela la prese con una mano e, davanti agli sbigottiti brasiliani, la riconsegnò all’inglese Reader. ‘Noi saremo campioni del mondo - disse Varela – dia ai brasiliani la consolazione di battere il calcio d’inzio o di scegliere in quale metà campo giocare il primo tempo.‘
ASSOLUTAMENTE STRAORDINARIO!!! E NON E’ FINITA QUI:
” ‘Negli spogliatoi, prima di entrare in campo, l’allenatore Lopez dopo le ultime spiegazioni, mi lasciò le parole. Dissi soltanto che non potevamo perdere con gente che giocava solo con i piedi, senza cuore e senza cervello. Loro vincerebbero sicuramente se la partita si giocasse sulla spiaggia di Copacabana. Sanno tutto del pallone, noi sappiamo tutto del calcio. Diamogli una lezione. Chi si tira indietro lo meno……’ “
Se riaprite gli occhi e vi immaginate lo scenario, le parole del Capitano sono state assolutamente fenomenali.
















