Mika Aaltonen, il finlandese che segnò a Zenga
Nel libro di Furio Zara “Bidoni”, edizioni Kowalski, riproponiamo la storia di questo giocatore finlandese pari pari come lo descrive l’autore:
“Il bidone venuto da lontano apparve alle 20:41 del 21 ottobre 1987. Era a San Siro, Milano, Italia. Pensò: tiro. Non avrebbe dovuto pensarlo, erano almeno trenta metri, era un rischio, ci poteva scappare la figuraccia, come tutte le altre volte. Alzò gli occhi, vide Zenga appena fuori dai pali. TIrò. Così fanno i campioni, vanno d’istinto, così fece Mika Aaltonen, che campione non era ma osò pensarlo. Il pallone prese una parabola stranissima, Zenga battezzò la traiettoria alta, invece si abbassò all’improvviso e, fingendo di sgonfiare in volo le sue ambizioni per la troppa responsabilità, infilò un refolo di vento folle e andò a spegnersi all’incrocio dei pali e dei desideri dell’uomo cui bastò un gol (quello) per entrare nella storia. In tribuna quella sera il presidente dell’Inter, Ernesto Pellegrini, puntò il dito ed esclamò: “Lo voglio”. In quegli anni andava così: ogni sfizio era un contratto. Fu per questo che l’Inter comprò Mika Aaltonen, lo parcheggiò un anno al Bellinzona, in Svizzera, e infine lo portò in Italia, lasciandolo in prova al Bologna. L’allenatore del Bologna Gigi Maifredi lo vide e disse: ‘Ci vuole tempo’. CInque mesi dopo ripetè sconsolato la stessa frase: ‘Ci vuole tempo’. E tempo fu, invano però. Quella stagione il finlandese pallido giocò trentasette lunghissimi minuti. Bastarono per rispedire senza rimorsi all’Inter il pacco regalo. Però Aaltonen era un ragazzo serio e volenteroso. A Bologna impiegò bene il suo tempo, studiò e dopo la laurea prese la specializzazione in Economie e Commercio. Oggi il dottor Mika Aantonen, ex trequartista fallito, è uno dei più stimati economisti dell’Università di Turku, in Finlandia, e durante l’intervallo tra una lezione e l’altra va al campo sportivo del campus, si toglie la giacca, ci appoggia vicino la borsa di cuoio e tira su le maniche della sua camicia azzurra. Poi prende il pallone, invita uno dei suoi studenti ad andare in porta, infine si allontana di circa trenta metri e prova a ripetere il tiro che a San Siro, in quella notte di fine ottobre, gli cambiò la vita.”
















