Mark Hateley – Il suo fantastico volo
FONTE: www.storiedicalcio.altervista.org
Scomodarono persino il mitico John Charles. E poi Prati, un’ altra icona del nostro calcio. E, pure lui, l’ex grande campione juventino si inchinò di fronte al prodigio del suo giovane erede, «il diavolo inglese», come i giornali britannici definirono Hateley: «Mark è un grande, davvero. E, un giorno, credetemi, la sua fama sorpasserà la mia. I difensori italiani sono bravi, ma contro i centravanti britannici come me e Hateley l’astuzia non basta. Con il suo talento sarebbe esploso anche in Inghilterra, ma al Milan ha trovato la via più breve per il successo».serve a centroarea un cross sul quale Hateley si avventa. Lo stacco, proprio sul dischetto del rigore, è fulmineo, tanto che Mark riesce ad anticipare nettamente Collovati. Vano il tuffo di Zenga, mentre il pallone si insacca nell’angolino alto alla sinistra del portiere. Un prodigio entrato di diritto nella storia. Del resto quel ragazzone di Derby (ironia del destino…), appena sbarcato nella Milano rossonera proveniente dal Portsmouth, segnò un gol da favola, che diede la vittoria ai rossoneri nel derby dopo un’attesa di sei anni. Un sollievo per i rossoneri, la cui ultima vittoria nella stracittadina risaliva a quella di andata del 1978-79, la stagione della stella.Detto e fatto: basta ricordare quella prodezza nel derby di andata della stagione 1984-85 per comprenderlo. Pallone fra i piedi di Altobelli che tenta di far ripartire la manovra nerazzurra, intervento deciso di Franco Baresi che gli ruba palla e serve Virdis il quale, giunto sul fondo e……….. Continua a leggere »
Claudio Garella – La rivincita di Garellik
FONTE: www.storiedicalcio.altervista.org Testo di Sebastiano Vernazza
«Sono stato un portiere anomalo. Ricordo ciò che disse Italo Allodi, il manager che mi portò al Napoli: “L’importante è parare, non conta come”»
Chiamiamoli pure gli Eroi della Generazione Panini. Volti che vanno a colpire come una frusta la nostra memoria-bambina. Chi è stato un campione, chi un onesto gregario, chi ha promesso tanto, chi invece ha deluso tanto. Ma tutti, per sempre, indimenticabili…
Claudio Garella (Torino, 16 maggio 1955)
Debuttò in Serie A nel corso del campionato 1972-73 con la maglia del Torino (gara contro il Vicenza). S
eguirono due stagioni con il Casale in Serie D e C con un gol all’attivo segnato su rigore.
Dopo un anno al Novara fu tesserato dalla Lazio con la quale rimase per due anni (sempre in panchina il primo, con trenta presenze il secondo).
Fu ceduto, quindi, alla Sampdoria in B dove militò per tre stagioni. Dopo l’esperienza con i blucerchiati passò al Verona allenato da Osvaldo Bagnoli con il quale fu protagonista della storica conquista dello scudetto nella stagione 1984/85. Continua a leggere »
PAOLO FACCINI – Il piccolo Riva di Liedholm
FONTE: www.storiedicalcio.altervista.org Testo di Roberto Perrone
“In quella Roma tante diversità, ma lui sapeva evitare le situazioni imbarazzanti»
LA SCHEDA:
Paolo Alberto Faccini (Verona, 22 gennaio 1961)
Ha cominciato nel San Zeno. A 14 anni è passato alle giovanili della Roma in cui è rimasto dal 1975 al 1983, a parte una parentesi nella Nocerina. Ha poi vestito le maglie di Sambenedettese, Avellino, Perugia, Pisa, Parma, Padova, La Spezia. Si è ritirato nel 1994.
In totale 29 presenze in serie A con 5 gol. Esordio in serie A il 12 aprile 1981 in Roma-Fiorentina 1-1.
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JÜRGEN SPARWASSER – L’operaio che umiliò l’Ovest
FONTE: www.storiedicalcio.altervista.org Testo di Emanuela Audisio
“Così feci gol alla storia”. Quel gol è l’onta dell’ovest, il segno di una superiorità in frantumi. Allora Sparwasser è contento?
«Bè di quel gol sì. E’ di marmo. Se lo ricordano tutti. Anche se ne ho segnato di più belli e nel ‘74 ho vinto una Coppa Uefa battendo 1-0 il Milan a Rotterdam. In più sul Volksparkstadion c’era il pericolo del gruppo terrorista rosso Baader-Meinhof. Minacciarono di imbottirlo di tritolo e di farlo saltare proprio durante quella partita. Due anni prima c’era stata la strage di Monaco». Continua a leggere »
Totò Schillaci: “Toccavo la palla ed era gol”
Fonte: www.storiedicalcio.altervista.org
Palermo.
Totò è seduto su una panchina del “Louis Ribolla”. Occhiali da sole, jeans sdruciti che vanno tanto di moda, un pallido sole. «Di che parliamo?».
Ma come di che parliamo?
Di mondiali, ovviamente. In fin dei conti le notti magiche non sono poi così lontane, ma Schillaci non sembra troppo entusiasta di ricordarle: «Che vuoi che dica, sarà la milionesima intervista su quell’estate del ‘90. Comunque, dai, attacca con le domande».
Non è che sia scontroso Totò, ma gira e rigira, alla fine, i giornalisti lo cercano solo per quello. Del resto lui resterà alla storia come l’attaccante che in un anno passò dai palcoscenici della serie B alla Juventus e alla nazionale, passando per i trionfi in Coppa Uefa e Coppa Italia. Il bomber tascabile che doveva essere la mascotte dell’Italia di Vicini e invece diventò l’eroe che fece sognare cinquanta milioni e passa di tifosi.
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Agostino Di Bartolomei: Una storia che pesa sul cuore!
Fonte: www.storiedicalcio.altervista.org
Il capitano. Giallo come il sole, rosso come il cuore. Era il 30 maggio 1984 e da una strabocchevole e arroventata Curva Sud uno strano striscione, lirico nella sua semplicità, occhieggiava verso l’erba tagliata di fresco di uno stadio Olimpico mai così colmo e sovraeccitato.
Quella sera Roma si era fermata. Per una volta si era lasciata scivolare giù dalle spalle i suoi abituali panni di metropoli cinica e caotica per lasciarsi avvolgere comple-tamente da un palpitante drappo giallorosso, tra le cui pieghe sussultava e fremeva tutta la città: dai quartieri storici romani – Testaccio, Trastevere, Parioli – fino alle nuove alienanti periferie dei mostri di cemento e dei quartieri-dormitorio.
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Michele Padovano: “I miei gol al Real e in carcere”
Fonte: Nicola Binda, Gazzetta dello Sport
L’ex attaccante dall’impresa con la Juve all’arresto per droga: “Abbandonato da tutti, non dai trionfi. Terribili i dieci giorni in isolamento. Dicevano che portavo fortuna perché ci sono stati il trionfo ai Mondiali e l’indulto”
Michele Padovano, 42 anni.
TORINO, 21 ottobre 2008 – Dieci anni e il mondo che si capovolge. Michele Padovano, per la prima volta, racconta il suo. 1996: il 20 marzo con la Juve segna al Real e lo elimina nei quarti di Champions; il 22 maggio trasforma uno dei rigori della finale con l’Ajax a Roma. 2006: il 10 maggio viene arrestato con l’accusa di aver finanziato un traffico di droga e di averne ceduta all’ex compagno Caricola.
Qual è il vero Padovano?
“Non uno spacciatore o un consumatore di cocaina. Non ho voluto fare come altri il giro delle tv. Ho fiducia nella giustizia, vado al processo, a maggio: su 48 imputati, solo io, Caricola e un altro non abbiamo voluto il rito abbreviato”.
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Francesco Calamita – Quel tunnel a Maradona!
Fonte: Simone Antolini, quotidiano l’Arena di Verona, anno 2003
Bagnoli chiamò il ragazzino: “Calamita scaldati” – “Andai in campo al S. Paolo e ’scherzai’ Dieguito”
Il ragazzino che sognava ad occhi aperti è creciuto. E si è fatto uomo. Francesco Calamita ha tanto calcio da raccontare. Non solo vita da dilettante però. Sei anni a Bolzano, poi Scaligera nel Veronese, infortuni, Amatori e Vigasio. Questo è l’ultimo Calamita. Quello dai piedi per terra: palla accarezzata, idee chiare, il calcio solo come divertimento. Calamita però non è solo questo. La storia comincia indietro, molto più indietro.
Francesco, da dove comincia?
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Mika Aaltonen, il finlandese che segnò a Zenga
Nel libro di Furio Zara “Bidoni”, edizioni Kowalski, riproponiamo la storia di questo giocatore finlandese pari pari come lo descrive l’autore:
“Il bidone venuto da lontano apparve alle 20:41 del 21 ottobre 1987. Era a San Siro, Milano, Italia. Pensò: tiro. Non avrebbe dovuto pensarlo, erano almeno trenta metri, era un rischio, ci poteva scappare la figuraccia, come tutte le altre volte. Alzò gli occhi, vide Zenga appena fuori dai pali. TIrò. Così fanno i campioni, vanno d’istinto, così fece Mika Aaltonen, che campione non era ma osò pensarlo. Il pallone prese una parabola stranissima, Zenga battezzò la traiettoria alta, invece si abbassò all’improvviso e, fingendo di sgonfiare in volo le sue ambizioni per la troppa responsabilità, infilò un refolo di vento folle e andò a spegnersi all’incrocio dei pali e dei desideri dell’uomo cui bastò un gol (quello) per entrare nella storia. In tribuna quella sera il presidente dell’Inter, Ernesto Pellegrini, puntò il dito ed esclamò: “Lo voglio”. In quegli anni andava così: ogni sfizio era un contratto. Fu per questo che l’Inter comprò Mika Aaltonen, lo parcheggiò un anno al Bellinzona, in Svizzera, e infine lo portò in Italia, lasciandolo in prova al Bologna. Continua a leggere »
Caio Lunini, da magazziniere a idolo della curva
Chi è arrivato improssivamente ed inaspettatamente a toccare il cielo con un dito è stato sicuramente Claudio Lunini, classe 1966. Chi non si ricorda il suo clamoroso passaggio dai dilettanti del Darfo Boario (Interregionale) all’Hellas Verona?
Raffaele Tomelleri, nellesue meravigliose raccolte “Figurine Gialloblù” da cui prendiamo questa fonte, con nostalgia e tanti ricordi ci racconta le gesta ma soprattutto il sogno diventato realtà di questo piccolo grande bomber.
“…….ma lì, quando si allenava e giocava con il Darfo, segnava. Di testa. Di piede. Di rapina. In acrobazia. D’astuzia. Di potenza. Segnava. ‘Uno come lui la C può farla con una gamba sola”, diceva la gente di Boario. ‘ Ma ormai il treno è passato…..’ aggiungeva chi sembrava saperne di più. Ma lui segnava. E ogni volta gli pareva che quella porta fosse sempre un pò meno piccola. La porta del gol, la porta dei sogni.
‘Ohè Claudio, ho una buona notizia per te’ lo chiamò un giorno il presidente. ‘Stà a vedere che mi aumenta lo stipendio….’ disse fra sè Claudio. ‘Ti vuole il Verona. Ti va?’ E il Lunini Claudio si trovò così davanti ad una porta improvvisamente spalancata e di là c’era il mondo dei sogni. Lui, il magazzinire, al Verona.
‘Non ci volevo credere, mi sembrava impossibile. Il Verona era una grande, aveva vinto uno scudetto qualche anno prima ed era in serie A. Come poteva pensare a Lunini?’ Il Verona capisce subito di non essersi sbagliato. ‘Ho trovato un ambiente straordinario’ racconta. E a curva poi….‘Quell’urlo non andrà mai via’ . Quell’urlo era solo per lui, il bomber dalla faccia pulita. E lui ripagava la fiducia. Impegno, serietà, amore per quella maglia. E gol. Alcuni splendidi.”
Rimane in gialloblù per 5 stagioni, con 134 presenze e 24 gol. La sua miglior stagione è il campionato ‘93-’94 quando firma 10 gol in 33 partite. Nel ‘95-’96 venne ceduto al Brescia, per poi finire la carriera, divertendosi ancora per tanti anni, nel suo amato Darfo Boario.