Totò Schillaci: “Toccavo la palla ed era gol”
Fonte: www.storiedicalcio.altervista.org
Palermo.
Totò è seduto su una panchina del “Louis Ribolla”. Occhiali da sole, jeans sdruciti che vanno tanto di moda, un pallido sole. «Di che parliamo?».
Ma come di che parliamo?
Di mondiali, ovviamente. In fin dei conti le notti magiche non sono poi così lontane, ma Schillaci non sembra troppo entusiasta di ricordarle: «Che vuoi che dica, sarà la milionesima intervista su quell’estate del ‘90. Comunque, dai, attacca con le domande».
Non è che sia scontroso Totò, ma gira e rigira, alla fine, i giornalisti lo cercano solo per quello. Del resto lui resterà alla storia come l’attaccante che in un anno passò dai palcoscenici della serie B alla Juventus e alla nazionale, passando per i trionfi in Coppa Uefa e Coppa Italia. Il bomber tascabile che doveva essere la mascotte dell’Italia di Vicini e invece diventò l’eroe che fece sognare cinquanta milioni e passa di tifosi.
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Così un raccattapalle fermo Savoldi….
Fonte: www.storiedicalcio.altervista.org
un gol regolare del bomber rossoblù venne annullato perché un raccattapalle dell’Ascoli, Domenico Citeroni, allontanò il pallone che era entrato in rete senza che l’arbitro Barbaresco se ne accorgesse. Il 12 gennaio 1975 si gioca Ascoli-Bologna.
Domenico Citeroni racconta: «Savoldi tira, la palla supera la riga, ma io sono vicino al palo e con un calcetto la ributto in campo. Filo a casa senza dir nulla a nessuno e mi metto a letto senza neppure aspettare la “Domenica Sportiva”. Tutti gli arbitri che venivano al Del Duca volevano conoscermi e tenermi lontano dai pali. Una domenica persi troppo tempo e l’arbitro mi cacciò mostrandomi il cartellino rosso…»
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Sandro Ciotti: La voce solista del calcio.
Fonte: www.storiedicalcio.altervista.org
«La radiocronaca è una splendida amante che merita il rispetto di una moglie».
Esperto anche di musica e di cinema. Le corde vocali lo tradirono nel 1968 in Messico dopo 14 ore di diretta sotto la pioggia. Ha raccontato oltre 2.000 partite e la strage ai giochi di Monaco nel 1972La sua inconfondibile voce rauca ha scortato per oltre trent’anni ogni sorta di trasmissione radiofonica e televisiva, spaziando dal calcio al ciclismo, dalla musica al cinema. «Quattordici ore di diretta sotto la pioggia all’ Olimpiade messicana del ‘68 – spiegava Sandro Ciotti – mi sono costati un edema alle corde vocali. Credevo di dover cambiare mestiere, invece Sergio Zavoli e Paolo Rosi mi rassicurarono, spiegandomi che la raucedine sarebbe diventata una specie di marchio di fabbrica».
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Agostino Di Bartolomei: Una storia che pesa sul cuore!
Fonte: www.storiedicalcio.altervista.org
Il capitano. Giallo come il sole, rosso come il cuore. Era il 30 maggio 1984 e da una strabocchevole e arroventata Curva Sud uno strano striscione, lirico nella sua semplicità, occhieggiava verso l’erba tagliata di fresco di uno stadio Olimpico mai così colmo e sovraeccitato.
Quella sera Roma si era fermata. Per una volta si era lasciata scivolare giù dalle spalle i suoi abituali panni di metropoli cinica e caotica per lasciarsi avvolgere comple-tamente da un palpitante drappo giallorosso, tra le cui pieghe sussultava e fremeva tutta la città: dai quartieri storici romani – Testaccio, Trastevere, Parioli – fino alle nuove alienanti periferie dei mostri di cemento e dei quartieri-dormitorio.
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Michele Padovano: “I miei gol al Real e in carcere”
Fonte: Nicola Binda, Gazzetta dello Sport
L’ex attaccante dall’impresa con la Juve all’arresto per droga: “Abbandonato da tutti, non dai trionfi. Terribili i dieci giorni in isolamento. Dicevano che portavo fortuna perché ci sono stati il trionfo ai Mondiali e l’indulto”
Michele Padovano, 42 anni.
TORINO, 21 ottobre 2008 – Dieci anni e il mondo che si capovolge. Michele Padovano, per la prima volta, racconta il suo. 1996: il 20 marzo con la Juve segna al Real e lo elimina nei quarti di Champions; il 22 maggio trasforma uno dei rigori della finale con l’Ajax a Roma. 2006: il 10 maggio viene arrestato con l’accusa di aver finanziato un traffico di droga e di averne ceduta all’ex compagno Caricola.
Qual è il vero Padovano?
“Non uno spacciatore o un consumatore di cocaina. Non ho voluto fare come altri il giro delle tv. Ho fiducia nella giustizia, vado al processo, a maggio: su 48 imputati, solo io, Caricola e un altro non abbiamo voluto il rito abbreviato”.
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Francesco Calamita – Quel tunnel a Maradona!
Fonte: Simone Antolini, quotidiano l’Arena di Verona, anno 2003
Bagnoli chiamò il ragazzino: “Calamita scaldati” – “Andai in campo al S. Paolo e ’scherzai’ Dieguito”
Il ragazzino che sognava ad occhi aperti è creciuto. E si è fatto uomo. Francesco Calamita ha tanto calcio da raccontare. Non solo vita da dilettante però. Sei anni a Bolzano, poi Scaligera nel Veronese, infortuni, Amatori e Vigasio. Questo è l’ultimo Calamita. Quello dai piedi per terra: palla accarezzata, idee chiare, il calcio solo come divertimento. Calamita però non è solo questo. La storia comincia indietro, molto più indietro.
Francesco, da dove comincia?
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