Mark Hateley – Il suo fantastico volo

FONTE: www.storiedicalcio.altervista.org

 

Scomodarono persino il mitico John Charles. E poi Prati, un’ altra icona del nostro calcio. E, pure lui, l’ex grande campione juventino si inchinò di fronte al prodigio del suo giovane erede, «il diavolo inglese», come i giornali britannici definirono Hateley: «Mark è un grande, davvero. E, un giorno, credetemi, la sua fama sorpasserà la mia. I difensori italiani sono bravi, ma contro i centravanti britannici come me e Hateley l’astuzia non basta. Con il suo talento sarebbe esploso anche in Inghilterra, ma al Milan ha trovato la via più breve per il successo».serve a centroarea un cross sul quale Hateley si avventa. Lo stacco, proprio sul dischetto del rigore, è fulmineo, tanto che Mark riesce ad anticipare nettamente Collovati. Vano il tuffo di Zenga, mentre il pallone si insacca nell’angolino alto alla sinistra del portiere. Un prodigio entrato di diritto nella storia. Del resto quel ragazzone di Derby (ironia del destino…), appena sbarcato nella Milano rossonera proveniente dal Portsmouth, segnò un gol da favola, che diede la vittoria ai rossoneri nel derby dopo un’attesa di sei anni. Un sollievo per i rossoneri, la cui ultima vittoria nella stracittadina risaliva a quella di andata del 1978-79, la stagione della stella.Detto e fatto: basta ricordare quella prodezza nel derby di andata della stagione 1984-85 per comprenderlo. Pallone fra i piedi di Altobelli che tenta di far ripartire la manovra nerazzurra, intervento deciso di Franco Baresi che gli ruba palla e serve Virdis il quale, giunto sul fondo e……….. Continua a leggere »

DANIEL BERTONI

FONTE: www.storiedicalcio.altervista.org

Rapido e potente, sgusciava bene in dribbling per presentarsi al tiro, che possedeva secco e preciso.
Non era uno straripante goleador, ma un prezioso uomo-squadra che dalla corsia di destra si trasformava in centravanti.Nativo di Bahia Blanca, provincia di Buenos Aires, segnò alla sua prima apparizione in campionato con la maglia del Quilmes. In grado di giocare sia da punta pura che da ala, si rivelò presto come uno dei giovani più promettenti del calcio argentino, tanto che a soli diciassette anni venne acquistato dall’Independiente.

Chi meglio di un campione del mondo in carica poteva rappresentare il leader della nuova squadra della Fiorentina, la prima pietra per la costruzione di un gruppo in grado di lottare nuovamente per lo scudetto? Più che l’estemporaneo Kempes, Bertoni aveva entusiasmato al Mondiale per le sue caratteristiche “europee”, il piglio del fuoriclasse, la sostanza del grande trascinatore. Portare un campione del mondo a Firenze significava tornare a sognare.
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Claudio Garella – La rivincita di Garellik

FONTE: www.storiedicalcio.altervista.org      Testo di Sebastiano Vernazza

 

«Sono stato un portiere anomalo. Ricordo ciò che disse Italo Allodi, il manager che mi portò al Napoli: “L’importante è parare, non conta come”»
Chiamiamoli pure gli Eroi della Generazione Panini. Volti che vanno a colpire come una frusta la nostra memoria-bambina. Chi è stato un campione, chi un onesto gregario, chi ha promesso tanto, chi invece ha deluso tanto. Ma tutti, per sempre, indimenticabili…
Claudio Garella (Torino, 16 maggio 1955)
Debuttò in Serie A nel corso del campionato 1972-73 con la maglia del Torino (gara contro il Vicenza). S
eguirono due stagioni con il Casale in Serie D e C con un gol all’attivo segnato su rigore.
Dopo un anno al Novara fu tesserato dalla Lazio con la quale rimase per due anni (sempre in panchina il primo, con trenta presenze il secondo).
Fu ceduto, quindi, alla Sampdoria in B dove militò per tre stagioni. Dopo l’esperienza con i blucerchiati passò al Verona allenato da Osvaldo Bagnoli con il quale fu protagonista della storica conquista dello scudetto nella stagione 1984/85. Continua a leggere »