Pablito e il lieto fine di una favola spezzata
FONTE: http://www.storiedicalcio.altervista.org/paolo_rossi_ritorno.html
DI FABIO BIANCHI
I primi tempi ebbe la stessa reazione di Gregor Samsa nella Metamorfosi di Kafka. E’ un incubo, un lungo incubo, prima o poi mi sveglio e tutto sparisce. No, non sono io, quello che mi sta succedendo è irreale. Invece era terribilmente vero. Paolo Rossi non si era trasformato in uno scarafaggio ma in un campione di calcio senza calcio. Di più: un traditore della fedeltà dei tifosi; un giocatore dalla faccia pulita, ricco e realizzato, che si era venduto per un paio di milioni e un paio di gol.
Mese di marzo, anno di grazia 1980. Il fruttivendolo Massimo Cruciani, stanco di pagare giocatori e perdere soldi in scommesse per risultati di partite che non si avverano, fa un esposto alla magistratura. Chiama in causa il suo compagno di merende, il ristoratore Alvaro Trinca, e denuncia 27 giocatori di A e B di aver preso assegni dai 10 ai 15 milioni per truccare partite. Domenica 23 marzo il blitz dei carabinieri: vengono arrestati, negli stadi, il presidente del Milan, Felice Colombo, e 12 giocatori. Il 29 aprile anche Rossi entra ufficialmente nella pagina più squallida del calcio italiano, il Calcioscommesse. Essendo il giocatore più famoso, ne diventa la copertina. Viene sospeso dalla Disciplinare, non può più giocare nel suo Perugia e tantomeno in nazionale.

















